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Diario


22 febbraio 2008

Day 121

"Negli atenei via la Bossi-Fini"
Più facile l'ingresso per i ricercatori


<B>"Negli atenei via la Bossi-Fini"<br>Più facile l'ingresso per i ricercatori</B>

L'odissea di Bulat Sanditov finì sui giornali. Brillante ricercatore russo, con in tasca due dottorati di ricerca e la prospettiva di una lunga carriera davanti, fu costretto a lasciare l'Italia, sfinito dagli ostacoli burocratici della legge Bossi-Fini. "Too much" aveva detto, lasciando a malincuore la borsa di studio e l'incarico all'università Bocconi di Milano per un posto in Olanda, dove tutto era più facile. Troppe le difficoltà per avere i documenti per poter rimanere legalmente in Italia.

Almeno Bulat era riuscito ad arrivare: molti altri ricercatori stranieri non riescono neppure a venirci in Italia, bloccati dalla trafila per ottenere il permesso di soggiorno. Ma ora le cose cambiano: con il decreto legislativo 17/2008, che entra in vigore da oggi, i cittadini extracomunitari che vorranno soggiornare in Italia per scopi di ricerca, potranno entrare al di fuori della Bossi-Fini, fa sapere il ministero dell'Università e della Ricerca.

Con il recepimento della direttiva europea sull'ammissione di cittadini di paesi terzi ai fini di ricerca scientifica, gli istituti portanno stipulare convenzioni di impegno per i cittadini stranieri, e chiedere il visto per loro - evitando quindi spiacevoli trafile - che avrà validità per il tempo stabilito per il programma di ricerca, senza andare ad intaccare le quote previste per gli altri lavoratori extracomunitari. In pratica, quindi, ora il singolo istituto potrà chiedere direttamente allo Sportello Unico, fuori quota, l'ingresso per ragioni di ricerca.

Il soggiorno per periodi superiori a tre mesi sarà consentito a coloro che sono in possesso di un titolo di studio superiore, in grado di dare accesso a programmi di dottorato nel Paese in cui tale titolo è stato conseguito.

Una liberalizzazione attesa da tempo e più volte invocata da molti istituti scientifici, che hanno lamentato l'impossibilità di lavorare con ricercatori di paesi terzi - rinunciando quindi a preziosi cervelli che invece di fuggire vorrebbero venire - perché eccessivamente penalizzati dalla burocrazia: mesi e mesi di attesa per ottenere visti e permessi, procedure onerose, con tempi spesso più lunghi dello stesso incarico di studio o ricerca previsto. Con il risultato, non proprio brillante, che in Italia la percentuale di ricercatori stranieri extracomunitari è circa del 2 per cento, cifra molto inferiore agli altri paesi dove l'ingresso, per loro, segue canali preferenziali.




permalink | inviato da LiberaCittadinanza Under40 il 22/2/2008 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


18 febbraio 2008

day 117

Censura di sinistra

dal blog di cristiana alicata

"Ebbene sì.

Vi ricordate la petizione/lettera di perplessità sulla candidatura di Rutelli?

Ebbene, ha raccolto quasi 400 firme in una settimana. La mia lettera in cui elencavo i motivi per cui come lesbica e come giovane e come donna la sua candidatura mi lasciava perplessa e contraria?

Ok.

L’Unità mi ha tenuto in bilico per quasi 2 settimane, rifiutandosi di pubblicarla. Anche Repubblica mi ha risposto picche. Ho pensato di mandarla al tempo, ma mi è sembrato proprio fare il gioco dell’avversario. Mi rimane ostica questa pratica della censura interna, in cui ogni dissenso, quando è forte, viene schiacciato, annullato, ignorato.

Quello che posso chiedervi è diffondere questo post, perchè il web non sia anch’esso il luogo della censura, ma sia il luogo del dibattitto costruttivo. Facciamo vedere che il nuovo media siamo noi. Facciamo sapere le cose che accadono, a prescindere se le condividiamo o no. 400 persone, liberi cittadini, che firmano una petizione è una notizia. No?"





permalink | inviato da LiberaCittadinanza Under40 il 18/2/2008 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


14 febbraio 2008

Day 113

"Offensiva clericale contro le donne
la sinistra è timida, deve reagire"



"Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta!

L'offensiva clericale contro le donne - spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.

Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere "cose", terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.

Lo scorso 24 novembre centomila donne - completamente autorganizzate - hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l'arroganza ipocrita di "difendere la vita". Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi - da qualunque pulpito provengano - di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l'ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.

Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).

Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi".

Ecco le prime firmatarie: Simona Argentieri; Natalia Aspesi; Adriana Cavarero; Isabella Ferrari; Sabina Guzzanti; Margherita Hack; Fiorella Mannoia; Dacia Maraini; Alda Merini; Valeria Parrella; Lidia Ravera; Elisabetta Visalberghi


CHI VOLESSE ADERIRE A QUESTA PETIZIONE VADA SU:

http://www.firmiamo.it/liberadonna

                      
                   




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10 febbraio 2008

Day 109

Un mondo di spettatori


L'idea che la soluzione dei problemi politici consista nel trovare la parola giusta o lo slogan adatto sta conquistando seguaci e ciò è in parte maggioritaria dovuto al dominio dei media. Quello che tutti percepiscono è il tremendo impatto dell'immediatezza da un lato e di “distanza” dall'altro, che è stato introdotto dal mezzo televisivo; esso ci porta tutti sul teatro di ogni azione importante con l'illusione di poter provocare in diretta una risposta ai nostri quesiti da parte dei protagonisti, ci fa credere che nulla possa sfuggire perché l'occhio della telecamera è sempre vigile. Per contrasto tutto avviene come se fossimo a teatro: LE IMMAGINI DELLA POLITICA SCORRONO SULLO SCHERMO NON DIVERSAMENTE DALLE IMMAGINI DEI FILM, noi sappiamo che il nostro coinvolgimento è una finzione perché mentre grazie all'elettronica siamo a fianco dei personaggi importanti continuiamo a camminare per casa. Insomma siamo a un tempo vicinissimi e lontanissimi dalla vita politica.

Questo meccanismo usura la stessa idea di partecipazione che è alla base della democrazia politica. Partecipare significa sempre più essere spettatori con il progresso di poter essere spettatori diretti dello spettacolo più importante ma con il regresso di non potersi neppure illudere di avere un ruolo.
Un esempio di ciò è quello del militante di partito che una quarantina di anni fa vedeva raramente i suoi leader nazionali e al massimo ne sentiva la lezione, in compenso il militante sapeva di poter partecipare attivamente alla vita quotidiana del suo partito, di far sentire costantemente la sua voce in occasioni nelle quali si prendevano decisioni e si prendevano decisioni che poi iniziavano a farsi largo nella scala gerarchica del partito fino ai vertici. In più egli aveva coscienza di essere un pezzo importante dell'ingranaggio: senza il concorso di tanti, altrettanto militanti come lui, il partito non avrebbe fatto sentire la sua voce e la sua presenza alle masse.
Ora invece i leader nazionali sono disponibili per chiunque tramite lo schermo televisivo a dispetto di qualsiasi residenza ed appartenenza, non tengono discorsi lunghi e noiosi, ma partecipano a dibattiti, interviste dove con frasi brevi espongono in contraddittorio con altri le loro “idee”. In questa maniera i leader fanno a meno dei militanti: per entrare nelle case della gente è sufficiente che abbiano accesso alla televisione; poiché i militanti servono limitatamente i leader non hanno bisogno di un complicato meccanismo per tenersi in contatto con la loro base e quindi non prestano che un'attenzione superficiale.

La politica diviene allora una politica-spettacolo e ciò incentiva di sicuro un ritorno alla demagogia, cioè alla visione della politica come un'arte di condurre il popolo anziché come uno strumento attraverso cui si determini la compartecipazione di tutti. Chiaro è che questa seconda visione aveva come presupposto una comunità (insieme di individui che stanno assieme per valori comuni), ma anche di una comunità che fosse in grado di comprendere i problemi e di interagire per arrivare alla loro soluzione.

La crisi attuale della forma-stato è tutta qui perché non si comprende bene quale possa essere la comunità di base della politica: non si è trovata alcuna alternativa efficace al concetto di nazione (mezzo che può portare alla fusione in unità degli elementi vari del panorama politico), oggi la nazione va rifondata dal basso perché non può più essere pensata in termini astratti ma deve trovare il modo di valorizzare il pluralismo sociale e al contempo deve fondere i diversi elementi in un mix ispirato ad un fine collettivo (bene comune come lo si voglia chiamare).
Appare però difficile formulare l'identità del cittadino responsabile che dovrebbe formare questa comunità politica; la possibilità di arrivare ad un meccanismo logico di decisione politica dipende dalla convinzione che tutti siano in grado davvero di partecipare al processo di creazione di quella decisione. Ciascuno partecipa perché è in grado di scegliere le persone giuste per i vari luoghi politici come assemblee ed è capace anche di avere un controllo sulle attività proprie di questi luoghi tramite l'opinione pubblica.

Ora la difficoltà di ricondurre le scelte politiche a questioni comprensibili per tutti i cittadini, il calo della cultura politica, lo scomparire di luoghi dove si possano discutere idee (crisi dei partiti, fine dei sindacati come garanti di interessi generali, scomparsa della vera stampa), tutto ciò ha portato al restringimento della cerchia di cittadini responsabili su cui costruire la legittimazione del sistema politico.

Se è difficile riportare in vita strutture e risposte istituzionali che una volta hanno dato al sistema un significato positivo con temi quali rappresentanza, democrazia, divisione e controllo dei poteri, si deve ricordare che quelle strutture e istituzioni che oggi hanno perso significato erano innanzi tutto risposte a problemi, problemi che tuttora sono presenti: domanda di partecipazione generalizzata, composizione di interessi particolari in interessi generali e via dicendo.
La crisi del nostro stato sarà superata quando nuove strutture ed istituzioni daranno vita a risposte significative a queste domande.




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